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UGO OJETTI

UNA SETTIMANA IN ABRUZZO NEL 1907
L'affascinante e sorprendente esplorazione dell'Abruzzo da parte di un giornalista romano agli inizi del secolo

I Tascabili d'Abruzzo 110, in 16° pp. 112, Cerchio 1999 - Euro 12.5


Il viaggio comincia dalle gole di Antrodoco, con una notazione sottilmente polemica: "L'arte è un documento fallace.I massimi artisti di qui" - scrive Ometti - "d'Annunzio e Michetti ci hanno velato più che rivelato il loro Abruzzo". Al contrario, allo sguardo del giornalista si dispiega sin dai primi contrafforti montani un paesaggio svizzero, ordinato ed efficiente, fatto di "strade larghe, sode, comode", di "terra coltivata come un giardino", "ferrovie e fori di gallerie", mandrie e filari infiniti di faggi, di castagni, e "ad ogni sorgente d'acqua, chiuse e tubi di ghisa che la conducono a un'officina e la trasformano in energia". Le pagine di Ojetti sono scolpite con robusta eleganza, esattezza e rapidità di dettaglio e non escludono immagini felici, come la descrizione di un'alba sulla conca di Avezzano: "Un po' di nebbia in fondo che sale sale dalla pianura umida del lago di Fucino ancora invisibile, e tra una cima e l'altra il sole ancora basso entra a tagliare con raggi obliqui come dalle finestre d'una basilica immensa".Le parti più pregiate di questo reportage sono nella ricognizione del patrimonio artistico abruzzese, il castello dell'Aquila e quello di Celano, la chiesa di S.Maria di Collemaggio, il mausoleo di S. Bernardino e la "tomba d'una Camponeschi che fu ava materna di papa Paolo IV, Carafa" teneramente disegnata nel marmo con la figlia giacente. Lo sguardo del cronista coglie i mutamenti del paesaggio, i fattori di modernità, e con largo anticipo sorprende il fenomeno dell'emigrazione di ritorno, una novità rilevante mentre ancora è in atto in quegli anni l'esodo dai paesi dell'Abruzzo interno: "Ognuno di questi villaggi intorno alla vecchia chiesa oscura o alla bicocca dalle torri mozze, ha dozzine di casette nuove finite ieri, dove il legno delle imposte è ancora bianco. Son le casette degli emigranti di ritorno che col piccolo peculio cercano subito un po' di proprietà e d'indipendenza. L'emigrazione qui è recente, e questi sono i primi ritorni". (Ugo Perolino).
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