IL TUO CARRELLO E' VUOTO 
MUZIO FEBONIO

CARSOLI E VALERIA NE' MARSI
Le antiche civiltà dei Carseolani e dei Veleriensi

I Tascabili d'Abruzzo 140, in 16° pp. 200, Cerchio 2003 - Euro 12.5


Plinio e Tolomeo pongono Carseoli tra gli Equi, popolo che si estendeva fino ai Marsi, e così pure Classidia, città poi scomparsa. Dalle loro rovine sorsero nuove città vicine: Vicovaro, Tagliacozzo e Celano. Carseoli era famosa per le feste dette Quinquatrie, nelle quali si sacrificavano le volpi che ogni anno venivano bruciate vive in onore di Cerere a ricordo del fuoco appiccato alle messi come Ovidio racconta nei suoi Fasti: «un contadino di Carseoli era assai crucciato per la strage di galline a causa delle volpi; ne catturò una al laccio che aveva teso e la buttò a bruciare nel fuoco, ma la volpe si liberò e, come torcia vivente, fuggì in mezzo ad un campo di grano già maturo per il raccolto. Il vento propagò il fuoco nei campi vicini causando un incendio di vaste proporzioni. Per questo i Carseolani usavano sacrificare per voto le volpi a Cerere». Da qui la famosa "volpe carseolana". Anche Valeria fu celebre nei Marsi. Prova ne sia che la città successivamente diede il nome a tutta la provincia. Nell'Itinerario di Antonino, i suoi resti si vedono nel posto dove ora sorge S. Benedetto dei Marsi, sulla riva del lago Fucino.
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